FIRST RULE: DO NOT BE SAVED burning antigone
 
 
 
by AKRcollettivo

live screenings and light design Domenico Catano
music Riccardo Cocozza and Domenico Catano
dramaturgy Maria Laura de Bardi and Aurora Kellermann

dal Fango by BON.NOT Confine by AKOROS

wears and dresses AKR and østile

thanks to Fabio Massi and Valentina Versino

production AKR2010
in collaboration with TeatroForte

with Maria Laura De Bardi and Aurora Kellermann
 
AKR faced the tragedy of Antigone in the first place in the 2006 with the play ANTIGONE01. After the realization of E.C.F.C. we came back to the tragedy which had inspired our reflection on the theme of rebellion to develop this new play. The challenge trough the decision of the death became the poetical center of this story and it doesn’t matter anymore which one of the two sisters is going to survive to tell the sacrifice of the young heroin.
 
A flame that suddenly blazes and burns high in the sky: this is Antigone's nature. Her fate is projected in the future: Antigone never looks back because it is her desire the one which guides and inspires her choices. Conversely Ismene makes herself into water: she chooses to live, to flow, to remember and bring this painful memory on and on. The core of our tragedy is the choice between opposite possibilities: Eteocle and Polinice, then Antigone and Creonte and Polinice, lastly Antigone and Ismene. We discover an Antigone who does not interact with any character but her internalized ghosts. Ismene can do no more than evoking Antigone's ghost and live again and again the insanity of their own tragedy. At this point we feel in need to give those mythical figures a body of flesh and bones, pain, grief, afterthoughts and indecision. And here we understand how great the two sisters are, their uniqueness in their meeting with death. Indeed it is possible not only to choose to die, but also how to die. Where death itself can be a loving act.

The urban space
The structure of the show is basically a central one: the screen in the middle divides two worlds. It can be played both on a frontal stage or on a “ring”. In the different outdoor experiences (a cloister, a beach volley field on a beach) as well as indoor (from a stage to an industrial building) we could explore different forms of installation in the space, therefore it is for us interesting to work in non-theatrical spaces, both out- and indoor. 


 

We like to receive he audience in a different world already before the beginning of the play. For first rule: do not be saved burning antigone we wrote an ironical psychological test, inspired by the ones in the magazines: ...which death are you? That should be substituting the normal program in the foyer. After the show the audience will compare their answers to the panel of the solutions and discover which suicide fits best on them.
 
 
Testo e regia AKR

Proiezioni live and light design Domenico Catano

Musica Riccardo Cocozza and Domenico Catano

Dal Fango di BON.NOT Confine di AKOROS

Costumi AKR and østile

Grazie a Fabio Massi e Valentina Versino

Produzione AKR2010 in collaborazione con TeatroForte

Con Maria Laura De Bardi e Aurora Kellermann
 
Il primo confronto di AKR con la tragedia di Antigone avviene nel 2006 con lo spettacolo ANTIGONE01. Solo dopo aver realizzato E.C.F.C. siamo tornati alla tragedia che aveva originato le nostre riflessioni sul tema della ribellione per elaborare questo nuovo spettacolo. La sfida alla vita attraverso la scelta della morte è diventata il centro poetico di questa vicenda e poco importa chi delle due sorelle dovrà rimanere in vita per raccontare il sacrificio della giovane eroina. 


 
Una fiamma che divampa improvvisa e arde alta e intensa fino al cielo: la natura di Antigone è questa. 
Il suo destino è tutto proiettato in avanti: Antigone non guarda mai al passato, ma è il desiderio a guidare e ispirare le sue scelte. Ismene al contrario si fa acqua, sceglie di continuare a vivere, a scorrere, dolorosamente a ricordare. 
La scelta nella dimensione delle sue opposte possibilità è il centro di questa nostra tragedia: Eteocle e Polinice, poi Antigone e Creonte e Polinice, infine, una volta per tutte, Antigone e Ismene. 
Scopriamo un'Antigone che non interagisce di fatto con alcun personaggio, tranne che con gli spettri interiorizzati che la accompagnano lungo la storia. Troviamo una Ismene che altro non può fare che evocare il fantasma della sorella e rivivere, ancora rivivere, la follia della loro tragedia. 
È qui che sentiamo la necessità di dare a queste due mitiche figure un corpo, fatto di carne ed ossa, fatto di pene, dolore, ripensamenti e indecisioni. 
In questo scopriamo la grandezza di due sorelle e la loro unicità nell’andare incontro e di accompagnare alla morte. 
Perché non solo si può scegliere la morte, ma si può scegliere anche di quale morte morire. 
E la morte stessa può divenire atto d’amore.

Lo spazio urbano 
Lo spettacolo ha una struttura essenzialmente centrale: l’imponente schermo separa due mondi.
 
Questo ne permette la fruizione sia nel modo classico, ovvero quello frontale, che nel modo di un “ring”. Nelle diverse esperienze all’aperto (un chiostro, un campo da beach volley in spiaggia)  così come in quelle in diversi spazi coperti che vanno dal palcoscenico al capannone, abbiamo potuto esplorare diverse forme di installazione nello spazio, riteniamo pertanto interessante poter lavorare in spazi non teatrali sia all’aperto che al chiuso.
 
Ci piace accogliere il pubblico in un mondo diverso già prima dell’inizio dello spettacolo. 
Per PRIMA REGOLA: NON ESSERE SALVATA burning antigone abbiamo redatto un ironico test psicologico ispirato a quelli delle riviste dal titolo ...e tu, che morte sei? Che sostituisce il classico programma di sala. Dopo lo spettacolo gli spettatori potranno confrontare le loro risposte con la tabella dei risultati e scoprire quale sarà il metodo di suicidio più adatto a loro.
 

PRIMA REGOLA: NON ESSERE SALVATA burning antigone

ANTIGONE al megafono Nessun vittimismo: non mi aspetto niente di buono da coloro che sono miei nemici dichiarati, né mi appartiene gridare l’innocenza di chicchessia. Sono Estranea ai concetti morali e legalitari di “innocenza” e “colpevolezza”, rispetto ai quali si è solo assolti o condannati. La legge, pensata e imposta a garanzia di difesa degli interessi della classe dominante, non è che uno strumento di chi gestisce l’oppressione.

ISMENE al microfono Che cosa manifesta il profondo del mezzogiorno? L’odio infetta Tebe come un sole atroce. Dal tempo della morte della Sfinge l’ignobile città è priva di segreti: tutto viene alla luce. I passanti sembrano nottambuli di un’interminabile notte bianca. Si dorme in piena luce, si ama in piena luce. I cuori sono aridi come i campi. Tanta aridità chiama il sangue. L’odio infetta le anime. La sola Antigone guida lungo le vie dell’esilio quel padre che è insieme il suo tragico fratello. Edipo benedice il felice errore che l’ha buttato sulla madre, come se l’incesto non fosse stato per lui che un mezzo per generarsi una sorella. Antigone discende, attratta dal peso del suo cuore, verso i bassifondi del campo di battaglia. Fra gli uomini livellati da un inizio di decomposizione riconosce Polinice, che volge la schiena alla volgare innocenza, che consiste nel potere. Vinto, spogliato, morto, ha trovato il fondo della miseria umana. Le esili braccia di Antigone sollevano a fatica quel corpo che le contenderanno gli avvoltoi: (porta la sua creatura crocefissa come si porterebbe una croce). Benché morto Polinice esiste come il dolore. E così tocca alle due giovani sorelle, Antigone e Ismene. Innocenti delle leggi, scandalose fin dalla nascita, avviluppate nel delitto come in una stessa membrana, hanno in comune l’orribile verginità che consiste nel non appartenere a questo mondo. Le loro due solitudini si incontrano come due bocche nel bacio.

ANTIGONE (No, cazzo, Antigone non è così. Questa non è Antigone, Antigone direbbe.... Antigone direbbe...:) Una cosa è la carne, una cosa è la legge, una cosa è il sangue, un’altra è la morale. Uccidere per legge o per carne, sono due cose ben distinte: come spiegare, o sentire il sapore. Per esempio per carne si uccide un fratello. E due fratelli si sono scontrati e uccisi tra loro sotto le mura della città. Ora puoi scegliere se domandare per cercare di sapere, per conoscere, oppure sentire il sapore della carne, ed annusare l’odore del sangue che scorre dentro di lei.

ANTIGONE Sigla

Dal fango e dal sangue. ***scrivere il testo***

ANTIGONE Io sono Antigone. Sola. In faccia al mondo.

ISMENE al microfono Antigone è quella seduta lì in fondo, e che non dice niente. Guarda dritto davanti a sé. Pensa. Pensa che si ergerà sola in faccia al mondo. Pensa che morirà, che è giovane e che anche a lei sarebbe piaciuto vivere. Ma non c’è niente da fare, sarà necessario che lei reciti la sua parte fino in fondo. Qui stanno per rappresentare la storia di Antigone e di sua sorella Ismene. La bella, la felice Ismene. Stanno per rappresentare la carne. Perché una cosa è la carne, ed un’altra è la legge; e i due fratelli nemici sono morti.

Hanno disposto che al fratello buono fossero fatti funerali, mentre il ribelle fosse lasciato senza lacrime e senza sepoltura, e poiché una cosa è la carne, ed un’altra è la legge, chiunque oserà rendergli il rito funebre, sarà spietatamente punito a morte.

ANTIGONE Non esiste strazio, errore cieco ovunque, non c’è piaga, barbarie, che non abbia visto, e veda io, radici di umiliazioni tue e mie.

ISMENE Da quel gran vuoto, due fratelli morti nello stesso giorno, incrocio di ferite e noi due sole. Assolutamente sole. Tocca a te scrutare che sfacelo, più vile morte avremo se varcheremo la legge, decreto e forza del governo.

ANTIGONE Darai subito prova se la tua tempra è d’alto sangue o, se da radici luminose, marcia.

ISMENE Vuoi seppellire lui, l’escluso, il maledetto? 

ANTIGONE E’ mio fratello ed è anche tuo fratello. Se tu ti opponi non sarò io a tradirlo.

ANTIGONE Un solo uomo basta a testimoniare che la libertà non è ancora scomparsa, ma di lui abbiamo bisogno.

ANTIGONE Io mi incammino, ammucchio una tomba sul fratello. Mi appartiene. Dopo l’azione morirò, sarà esaltante. M’allungherò al suo fianco, sua. Al fianco di uno mio. Devota fuori legge.

ISMENE Ho riflettuto tutta la notte. Io non voglio morire. Mi urleranno dietro. Mi prenderanno con le loro mille braccia, i loro mille volti e il loro unico sguardo. Mi sputeranno in viso. E bisognerà avanzare in mezzo al loro odio e alle loro risa fino al supplizio. E soffrire, bisognerà soffrire, ! sentire che il dolore aumenta, che è arrivato al punto in cui non si può più sopportare; che dovrebbe cessare, e che invece continua, e aumenta ancora, come una voce acuta.

ANTIGONE Ho riflettuto tutta la notte... anche se mi urleranno dietro, se mi prenderanno con le loro mille braccia, i loro mille volti e il loro unico sguardo, io andrò avanti. Mi sputeranno in viso. E bisognerà avanzare in mezzo al loro odio e alle loro risa fino al supplizio. E soffrire, bisognerà soffrire, sentire che il dolore aumenta, che è arrivato al punto in cui non si può più sopportare; che dovrebbe cessare, e che invece continua, e aumenta ancora, come una voce acuta.

ANTIGONE Le ragioni umane non hanno tanto nerbo da far violare a chi ha in sé morte, regole sovrumane, non mai scritte senza cedimenti, regole che hanno vita misteriosamente eterna. E in nome di esse io oggi non ho colpe, di fronte a dio, intimidita da ragioni umane. Il mio futuro è morte, lo sapevo, è naturale. E così tocca a me: ora di morte, ma non di dolore.

PRIMA REGOLA: NON ESSERE SALVATA. Perchè solo la morte è morte, non mi interessa la pietà.

METODI DI SUICIDIO: Il pugnale dà risultati deplorevoli: se sbagli rimani solo mutilato, nove volte su dieci si aumentano soltanto le proprie sofferenze. Il classico colpo in testa. Ma attento, preferisci la bocca e non dimenticare di inclinare l'arma verso l'orecchio sinistro. In pochi secondi, se non sbagli, avrai successo.

Tagliarsi le vene ha un che di scenografico, di teatrale: la vasca da bagno... - l'acqua deve essere molto calda e il taglio mostruosamente profondo. Non i polsi, fallisci il 98% delle volte, fa solo scena. Il collo, piuttosto, o meglio l'interno coscia. Se hai un brutto rapporto con il sangue o con il dolore lascia stare, ci vuole qualche minuto per perdere conoscenza e in quei minuti c'è poco altro oltre al dolore e al sangue.

Se prendi qualche anestetico stai attento a non rincoglionirti, un rasoio diventa molto difficile da impugnare se è ricoperto di sangue. Lo shock elettrico – fa molto anni ottanta... Nella suddetta vasca da bagno lascia cadere un phon acceso o una stufetta, fa lo stesso. E ricordati di disattivare il salvavita a meno che tu non voglia soltanto sentirti un coglione.

Droghe, piante o veleni richiedono una certa pianificazione ed una certa esperienza, in media una volta su tre hai fallito, sbagli il dosaggio e non muori, stai male e basta. Munirsi di antistaminici o pillole per il mal di mare – a che serve inghiottire per poi vomitare? E non fare l'errore di mangiare troppo o di cominciare a bere prima del tempo.

L'intossicazione da alcol è una leggenda, un miraggio – piuttosto l'aspirazione è quella di soffocare nel proprio vomito. Iniettati tra i 120 e i 500 mg di eroina. Il battito rallenta e smetti di respirare nel mezzo del migliore orgasmo della tua vita.

L'impiccagione richiede un'installazione che deve essere efficiente e totalmente sprovvista di fascino. Il nodo deve essere posizionato dietro l'orecchio sinistro se non si vuole penzolare parecchi minuti prima di morire. Si deve saltare, e forte si deve saltare perchè le vertebre si spezzino. E proprio non ti devono trovare, se rimani paralizzato difficilmente avrai un'altra occasione.

Morte per acqua: indossa vestiti pesanti, riempiti le tasche di sassi, legati mani e piedi e salta giù da un ponte, di notte magari, in un posto isolato. Annegamento: un minuto per la perdita di coscienza, cinque per la morte. Se l'acqua è calda ci vuole meno tempo, ma l'acqua fredda ti uccide lo stesso in venti minuti, anche se cambi idea e ti metti a nuotare. Ma se poi ti ripescano, ti riportano indietro, anche dopo ore. 

Soffocamento: usa il gas. Puoi attaccarti allo scarico della macchina o se vuoi giocare al piccolo chimico c'è il cianuro. Nasconditi bene, possono riportarti indietro con danni cerebrali permanenti e finisci più morto che vivo, ma ancora vivo. 

Il suicidio mediante l'uso di esplosivi comporta l'introduzione di esplosivo in orefizi del corpo o il posizionamento dello stesso in prossimità del corpo. Una quantità adeguata di esplosivo può causare la morte istantanea, nella maggior parte dei casi riducendo il corpo in pezzi.

Il volo: almeno dieci piani, ma solo se sei sicuro di goderti la caduta – non puoi morire nel ripensamento. Scegli un palazzo alto ed evita le giornate limpide, qualcuno potrebbe cercare di fermarti. Oppure iscriviti ad un corso di paracadutismo per abituarti alla caduta. Avvertenza: disattivare il paracadute di sicurezza è un'ardua impresa.

Il fuoco – il fuoco – il fuoco... aggiungi alla benzina del TNT, anche se molto diluito accelera la combustione. Fa male, lo so, il dolore non lo si può immaginare. Morte per immolazione. Lo puoi fare guardando negli occhi qualcuno. Nel momento in cui cercheranno di fermarti sarà troppo tardi, speriamo. Prepara bene la miscela e brucia Antigone, brucia...

ISMENE Voglio vivere, alzarmi per prima al mattino solo per sentire l’aria fredda sulla pelle nuda e andare a dormire per ultima, quando non ne posso più di fatica, per vivere ancora una pò della notte. La vita è un libro che si ama è un bambino che gioca ai tuoi piedi, una panchina per riposarsi la sera davanti a casa.

ISMENE Sei giovane sei bella, Antigone, la tua felicità è li davanti a te e non hai che da prenderla.

ANTIGONE La felicità. Quale sarà la mia felicità? Che donna felice diventerà la piccola Antigone? Quali miserie bisognerà che compia anche lei, giorno per giorno, per strappare coi suoi denti il suo piccolo brandello di felicità? Dimmi, a chi dovrà mentire? a chi sorridere, a chi vendersi? Chi dovrà lasciare morire la piccola Antigone voltando lo sguardo? Mi fate schifo con la vostra felicità e con la vostra vita che bisogna amare a tutti i costi.

ISMENE Tu sei folle, Antigone. E anche io lo sono. In questa città ho scoperto la follia. Voglio portarla con me ed imparare a vedere la vita con i miei occhi. La tua scelta, sorella, mi ha permesso di capire la vita.

ANTIGONE Morirò io. Basterà.

ISMENE È pulita la tragedia. Nella tragedia si è tranquilli. Anzitutto,si è tra noi. Siamo tutti innocenti. E poi, soprattutto è riposante la tragedia, perchè si sa che non c’è più speranza, la sporca speranza; che si viene presi, che alla fine si viene presi come un topo , con tutto il cielo sopra di noi, e che non resta che gridare, urlare a piena voce quel che si aveva da dire, che non si era mai detto e che forse non si sapeva ancora. E per niente: per dirlo a se stessi, per impararlo da sè. E non c’è più niente da tentare, alla fine.

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