La Tragedia di fronte a se stessa. La tragedia al giorno d'oggi: il teatro-danza e Antigone ed Ismene, il loro rapporto e le loro singolari solitudini. Sullo sfondo, l'arte digitale, per una narrazione parallela (Eteocle e Polinice). La tragedia di fronte alla possibilità di scegliere. 

La Tragedia senza Morale.

 

di AKR collettivo libero multimediale

con Domenico Catano, Riccardo Cocozza, Maria Laura De Bardi e Stefania Marinelli 
drammaturgia scenica Maria Laura De Bardi
live electronics Riccardo Cocozza 
proiezioni live Domenico Catano 
costumi Teresa Iannaccio e  Elena Mancini 
maschere Christian Ciampoli

 

"antigone in un angolo, in fondo. coro i (voci off)“una cosa è la carne, una cosa è la legge, una cosa è il sangue,un’altra è la morale. uccidere per legge o per carne, sono due cose ben distinte: come spiegare, o sentire il sapore. per esempio per carne si uccide un fratello. e due fratelli si sono scontrati e uccisi tra loro sotto le  mura della città. ora puoi scegliere se domandare per cercare di sapere, per conoscere, oppure sentire il sapore della  carne, ed annusare l’odore del sangue che scorre dentro di lei. antigone è quella seduta lì in fondo, e che non dice  niente. guarda dritto davanti a sé. pensa. pensa che si ergerà sola in faccia al mondo. pensa che morirà. , che è giovane e che anche a lei sarebbe piaciuto vivere. ma non c’è niente da fare, sarà necessario che lei reciti la sua parte fino in fondo. (entra ismene correndo come da un gioco)qui stanno per rappresentare la storia di antigone e di sua sorella ismene. la bella, la felice ismene. stanno per rappresentare la carne. perché una cosa è la carne, ed un’altra è la legge;  e i due fratelli nemici sono morti. hanno disposto che al fratello buono fossero fatti funerali, mentre il ribelle sia lasciato senza lacrime e senza sepoltura, e poiché una cosa è la carne, ed un’altra è la legge, chiunque oserà rendergli il rito funebre, sarà spietatamente punito a morte. zero-uno- colluttazione a e i giocano fino al conflitto. fino a dirsi il vero. a–non esiste strazio, errore cieco ovunque, non c’è piaga, barbarie, che non abbia visto, e veda io, radici di umiliazioni tue e miei – da quel gran vuoto, due fratelli morti nello stesso giorno, incrocio di ferite e noi due sole.assolutamente sole. tocca a te scrutare che sfacelo, più vile morte avremo se varcheremo la legge, decreto e forza del governo.a-darai subito prova se la tua tempra è d’alto sangue o, se da radici luminose, marcia. i pensi di seppellire lui, l’escluso, il maledetto?a-  e’ mio fratello ed è anche tuo fratello. se tu ti opponi non sarò io a tradirlo .i-la realtà eccola: potrei tagliare, cucire, qualsiasi cosa faccia,che porterei di nuovo io?bisogna concentrarsi su questo: siamo tempra di donne, non fate per duelli contro l’uomo.a-tu fatti questo schermo, scegli il tuo modo d’essere, seguilo.io mi incammino, ammucchio una tomba sul fratello. mi appartiene. dopo l’azione morirò, sarà esaltante. m’allungherò al suo fianco, sua. al fianco di uno mio. devota fuori legge.tu fai come vuoi: ostinati, sdegna le degne cose degli dei.i-io chiederò ai sepolti che sappiano capire: porsi squilibrate mete è assurdo, totalmente. zerouno-danza ismene esce cacciata da antigone. antigone resta sola in scena, va ad accovacciarsi nel cubo e sola fa un piccolo rito con tre candele. compie così la sua scelta in completa solitudine. intanto alle sue spalle c’è la proiezione del rituale funebre che ella compie sul corpo putrefatto del fratello fuori dalle mura della città… a- le ragioni umane non hanno tanto nerbo da far violare a chi ha in sé morte, regole sovrumane, non mai scritte senza cedimenti, regole che hanno vita misteriosamente eterna. e  in nome di esse io oggi non ho colpe , di fronte a dio, intimidita da ragioni umane. il mio futuro è morte, lo sapevo, è naturale. e così tocca a me: ora di morte, ma non di dolore. antigone esce come invasata. coro è  pulita la tragedia. nella tragedia si è tranquilli. anzitutto, si è tra noi. siamo tutti innocenti. e poi, soprattutto è riposante la tragedia, perché si sa che non c’è più speranza, la sporca speranza; che si viene presi, che alla fine si viene presi come un topo , con tutto il cielo sopra di noi, e che non resta che gridare, urlare a piena voce quel che si aveva da dire, che non si era ma detto e che forse non si sapeva ancora. e per niente: per dirlo a se stessi, per impararlo da se. e non c’è più niente da tentare, alla fine. ma per ismene no, non è così. lei spezza la tragedia e pone la scelta.entra ismene portando con sé una brocca d’acqua e una tinozza dentro la quale comincia a lavarsi il viso.dal fondo entra antigone sporca di sangue e terra, trascinandosi verso ismene. ismene l’accoglie e comincia lentamente a lavarla. sai, ho riflettuto antigone. ho riflettuto tutta la notte tu sei folle. io non voglio morire. tu fai quello che ti passa per la testa all’improvviso. io rifletto. ascoltami. ci urleranno dietro. ci prenderanno con le loro mille braccia, i loro mille volti e il loro unico sguardo. ci sputeranno in viso. e bisognerà avanzare in mezzo al loro odio e alle loro risa fino al supplizio. e soffrire, bisognerà soffrire, sentire che il dolore aumenta, che è arrivato al punto in cui non si può più sopportare; che dovrebbe cessare, e che invece continua, e aumenta ancora, come una voce acuta.come hai pensato bene a tutto. lo sai, non sono molto coraggiosa.nemmeno io.voglio vivere, alzarmi per prima al mattino solo per sentire l’aria fredda sulla pelle nuda e andare a dormire per ultima, quando non ne posso più di fatica, per vivere ancora una po’ della notte. sei giovane sei bella la vita è un libro che si ama è un bambino che gioca ai tuoi  piedi, una panchina per riposarsi la sera davanti a casa. antigone la tua felicità è li davanti a te e non hai che da prenderla. la felicità. quale sarà la mia felicità? che donna felice diventerà la piccola antigone? quali miserie bisognerà che compia anche lei, giorno per giorno, per strappare coi suoi denti il suo piccolo brandello di felicità? dimmi, a chi dovrà mentire a chi sorridere, a chi vendersi? chi dovrà lasciare morire voltando lo sguardo? sei pazza, stai zitta! voglio solo sapere come fare per essere felice. tu dici che la vita è così bella. voglio sapere come dovrò fare per vivere.sei pazza, stai zitta!ti parlo da troppo lontano adesso. da un regno nel quale non puoi più entrare con la tua saggezza e con il tuo volto candidato alla felicità."
 
 
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