SOPHIA
storia di stra-ordinario lavoro

 

Sophia, storia di stra-ordinario lavoro, viene dalla descrizione del vissuto di una giovane donna che decide di lasciare la sua casa per un breve tempo per “curare le sue ferite”.La sua storia segue due binari: quello della migrazione da una città ad un'altra, e quello più intimo delle violenze subite sul lavoro. 

 

“Migrare non è un reato [come afferma la legge italiana], ma un percorso di trasformazione della propria vita e del mondo. Migrare è una sfida complessa, determinata da molte cause. Migrare non è solo disperazione, ma anche desiderio di conquistare nuovi diritti, esplorare terre e culture differenti. Migrare può generare frustrazione o felicità, sogno o incubo, chiusura identitaria o apertura di orizzonti, sfruttamento o ribellione, schiavitù o dignità”.

 

Un viaggio in una nazione straniera diventa per Sophia l’inizio di un incubo.

Il suo vissuto viene descritto come fotografia di un luogo e come espressione delle sue sensazioni. Il suo racconto procede per snodi fondamentali, incroci vitali, emozioni coagulate sottopelle. Il tempo necessario è quello che serve per scegliere, ma è anche quello che spesso serve per comprendere dove, quando e in che modo siamo cambiati o abbiamo sterzato verso quel luogo dove l’inquietudine attraversa le parole.

 

In un mondo del lavoro in cui sfruttare e talvolta persino morire sembra contemplato, la storia di Sophia solleva una questione: cosa accadrebbe se a morire sul posto di lavoro fossero i “datori di lavoro”?

 

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