Die Revolution geht in Urlaub/La Rivoluzione va in vacanza

 

EPISODIO I

 

EPISODIO II

 

EPISODIO III

 

EPISODIO IV

 

EPISODIO V

 

 "Si può passare una vita terrorizzati oppure diventare terroristi"

Ulrike Maria Meinhof

 

E.C.F.C. è stato sviluppato  prima in Italia, dove è stato semifinalista alla selezione Premio Scenario, e successivamente a Berlino, dove ha debuttato nel mese di marzo presso il teatro Volksbühne am Rosa Luxemburg Platz. Non è mai stato rappresentato in Italia nella sua forma definitiva.
Si tratta di un progetto composito che comprende una campagna di street performances o “spettacolo itinerante”, una serie di videoclips “ECFC Die Revolution geth in Urlaub/La rivoluzione in vacanza/The revolution goes on holiday” una serie di installazioni interattive e uno spettacolo teatrale.

 

 

E.C.F.C. è in primo luogo una raccolta di domande sulla lotta armata, sugli eventi degli anni settanta e ottanta in Italia e in Germania visti con gli occhi di chi non ha vissuto gli anni di piombo o l'autunno tedesco. Domande che necessariamente si rivolgono anche verso il presente.
Creiamo un mondo senza storia utilizzando forme diverse, teatrali e non, che compongono uno spettacolo stilisticamente eterogeneo. Non si tratta di un lavoro legato alla memoria storica di quel periodo, piuttosto vuole essere una discussione a-morale sul tema, una discussione intima, personale, emotiva. Il nostro sguardo è provocatorio, a tratti cinico, sorridente di una crudele ironia.

Ribellarsi è umano, naturale. Cosa porta il terrorista a diventare terrorista? Cosa porta una persona a farsi martire indesiderato per il bene di una società che lo rifiuta?
Evitiamo giudizi e moralismi per esplorare quel territorio che si insinua fra il pensiero politico e l'azione politica e identificare quella scintilla che trasporta i nostri personaggi dal mondo delle idee a quello delle azioni. In questo abbandono della morale ricerchiamo il lato intimo della scelta della clandestinità: i nostri interrogativi sono personali prima che politici, il movimento che andiamo a ricercare è quello dei corpi prima che delle idee. Lì dove qualcosa si frappone fra il pensiero e l'azione.
Il travestimento, nascondiglio nella propria stessa pelle, diventa una dichiarazione di guerra, lo spogliarsi un doloroso dono fatto ad un prossimo che altro non può fare che distruggere quel corpo che non sa accogliere.
Il nostro intento, un intento assolutamente criminale, è far sì che ognuno, nel proprio intimo, ascolti anche solo per un attimo la voce rabbiosa del terrorista che c'è in lui.

 

 

 

 

 

 

 

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